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La mia giornata è finita

Eccomi! La mia giornata è finita; se ho fatto del bene ti ringrazio, Signore, se ho fatto del male il tuo amore mi perdoni.
Pensavo di dover vivere a lungo e continuare bene il mio servizio, amare e servire gli ultimi, specialmente i più malati, che ho seguito finché mi è stato possibile, con l’amore di cui ero capace. Poi, tre anni e mezzo fa, improvvisamente, fu diagnosticata la mia malattia che mi permetteva di vivere, a detta dei medici, non più di un anno e mezzo, due anni.
Ho attraversato momenti sereni e momenti di grande prostrazione che mi hanno fatta sentire come abbandonata da Dio e mi hanno spinto a gridare a Lui questo mio stato di abbandono.
Piano piano, nell’invocazione, mi sono sentita ascoltata.
Mentre ripetevo le parole del salmista (sono stremato dai lunghi lamenti, i miei occhi si consumano nel dolore... il Signore ha ascoltato la mia supplica... la voce del mio pianto... ha accolto la mia preghiera...), proprio da questa macerazione della preghiera di sofferenza, da avvilita e sfiduciata che ero sono giunta alla certezza che Dio è con me, che niente può nuocere alla mia dignità perché Lui mi aiuta a sentirmi capace di vedere la realtà con occhi nuovi.
E così sofferente, stanca nel fisico, guardo in faccia la mia malattia e guardo la mia solitudine in maniera creativa.
Mi dice il Signore: “Io sono il padrone della vita e della morte, della salute e della malattia; tu non sei nulla, sei un povero essere che stai vivendo perché Io lo voglio. Io sono la misericordia che si curva su ogni miseria che mi chiama; sono l’Amore, la Salute e la Luce. Cerca la luce, il sole e la forza: Io sono luce, forza e sole di chi mi ama”.
Così ho alzato gli occhi e ho visto il cielo sopra di me, ho visto le stelle meravigliose, come le contemplavo in Sila, con una chiarezza e limpidità che quasi mi trafiggevano gli occhi. “O Signore, nostro Dio, quant’è grande il tuo nome su tutta la terra; se guardo il cielo opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, o Signore nostro Dio, che cos’è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?”. Hai creato tutto per me e ti ricordi di me; del resto io sono tua creatura, tu il mio creatore e padre e non puoi dimenticarmi. “Mi hai chiamato per nome, e il mio nome l’hai scritto sul palmo della tua mano”.
A tratti a questa esperienza di Dio sono seguiti altri momenti nei quali ho fatto l’esperienza dell’assenza o meglio dell’apparente assenza di Dio, tanto da dire: “Ti chiamo e non rispondi, grido e non sento la tua voce”. È una esperienza amara, dolorosa, ma ho capito che Dio non la risparmia a coloro che ama e che lo amano.
La mia non è stata l’esperienza di chi cammina su strada piana, facile, di chi non rischia nulla, ma l’esperienza di chi ha rischiato tutto per amore dell’Amore. Il profeta Isaia dice: “Il vivente ti loda, o Dio!” ed io oggi con Lui dico: “Ti ho lodato, o Dio, ieri, ti lodo oggi nella malattia e ti loderò sempre in eterno”.
Dammi il pane della pazienza, dell’amore, della comprensione, della compassione, della serenità e della gioia del perdono.
Un ultimo pane ti chiedo: dammi il pane della certezza che oltre le nubi, al di là del buio, splende il sole dell’Amore, che sei Tu che mi ami, che mi chiami e che mi attendi”.
Non possiamo fare a meno di Dio. S. Agostino dice: “Siamo creati per Te e per il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”, Parola inesauribile, Ricerca e Desiderio di tutti.

Enrica


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